Appendice: i colori RAL e Federal Standard

Introduzione

Con l'industrializzazione e la nascita della capacità di produrre in serie grandi numeri di uno stesso oggetto, nasce l'esigenza di garantire la costanza delle caratteristiche di un prodotto anche sotto l'aspetto cromatico. Logico, quindi, che venissero fissati anche degli standard di colore, perché anche minime variazioni in una mescola di pigmenti determinano differenze percepibili dall’occhio umano. Tuttavia sino agli anni ’20 si ricorreva a raccolte di “tavole” con i campioni di colore (il che viene tuttora fatto) da usare come riferimento visivo per ricostituire il colore desiderato. Non essendoci gli attuali tintometri, con questo metodo una riproduzione esatta del campione era molto difficile, perché entravano in gioco svariati fattori: pigmenti usati per il campione, tipo di carta usata, condizioni di luce al momento della “lettura” del campione, pigmenti/vernici disponibili in officina, etc.

Il sistema RAL

Le origini del sistema

In Germania la gravissima crisi economica conseguente alla I GM rese di estrema importanza un uso oculato delle scarse risorse disponibili, così le istituzioni economiche tedesche più importanti si riunirono a Berlino nel “Comitato del Reich per le condizioni di fornitura” ("Reichsausschuss für Lieferbedingungen” – abbreviato in RAL), il cui compito era la definizione di un sistema di standard tecnici per l’industria, che per il settore dei costosi pigmenti per le vernici era fonte di notevoli preoccupazioni. Solo così, infatti, poteva essere razionalizzato l’approvvigionamento dei pigmenti, riducendone i quantitativi, e si poteva ricorrere ad un solo “campionario” a fogli mobili, facile da aggiornare senza costose ristampe integrali.

Il sistema RAL originale

La definizione dei colori standard non fu immediata e solo nel 1927 furono concordati 40 colori-base (opachi) di uso più comune e che potevano essere prodotti in gran quantità con economie di scala. Da questi colori-base, raccolti nella tabella RAL 840B, venivano poi ottenute le varie sfumature e i colori di combinazione. I primi campionari erano delle raccolte di fogli su cui erano incollati cartoncini con il campione della tinta ed i colori erano codificati tramite una normale sequenza numerica (1, 2, 3, …) applicata in sequenza. A titolo di esempio: RAL 4 = grigio antracite, RAL 5 = nero, RAL 6 = rosso arancio.

Evoluzione del RAL

Con il miglioramento della situazione economica negli anni ’30, le poste, le ferrovie e le forze armate richiesero un aggiornamento dello standard che tenesse conto delle rispettive esigenze. Furono pertanto inserite nuove tinte, distinte da quelle da cui derivavano da una lettera (tabella RAL 840 B2): ad esempio per i nuovi autotreni rapidi della DRG era stato adottato un viola, leggermente diverso da quello già presente nel RAL (e codificato come 35a), che fu identificato come RAL 35h. Nel 1937 questa tinta subì un leggero cambiamento e il riferimento RAL assegnato fu 35m.

Gli aggiornamenti del 1940 e del 1953

Un sistema di questo tipo era però chiaramente idoneo a gestire solo un limitato numero di colori, per cui già nel 1940 fu cambiato il sistema di codifica e si passò ad un codice a 4 cifre, che è tuttora in vigore. In questo sistema, denominato RAL 840 R (=riveduto) la prima cifra indica la “famiglia” di cui fa parte la tinta, secondo il seguente schema:

Le cifre restanti indicano il differente tipo di tono.
Una seconda revisione si ebbe nel 1953, perché alcune tinte non erano più di uso comune, mentre altre non erano comprese nel sistema. Le tinte di riferimento passarono a 95, ma si crearono dei “buchi” non indifferenti, perché i colori rimossi dal RAL non furono sostituiti da altri, analoghi.

La revisione del 1961

Dopo soli 8 anni, nel 1961 si procedette ad un’ulteriore e significativa revisione (RAL 840 HR) dove, a causa del gran numero di nuove tinte da inserire, fu aggiunta una denominazione ulteriore, per evitare possibili errori di identificazione del codice-colore. Inoltre il RAL stabilì di definire e conservare un campione originale di ogni colore per avere un riferimento preciso per ogni nuova revisione. Negli anni ’80 e ’90 sono state introdotte altre tinte, per cui oggi la tabella 840 HR comprende 213 colori. A questa si sono aggiunte altre gamme di colori (lucidi, satinati, etc.) raccolte in specifiche tabelle. Infine, i nomi che riportavano metalli pesanti, sono stati modificati per eliminare tale riferimento: ad es. il “giallo cromo” è diventato “giallo narciso”.
Il RAL è diventato uno standard di riferimento anche fuori dalla Germania, perché ha un livello di completezza soddisfacente per le necessità dell’industria, anche se non ha la completezza del Pantone che si usa nell’industria tipografica. Pertanto, con l’estendersi in ambito ferroviario del ricorso a livree sempre più variegate, è presumibile che altri sistemi (Pantone, NCS) possano giocare un ruolo maggiore: ad es. il Pantone è usato per le livree FS a partire dal XMPR e le OeBB utilizzano tinte RAL e tinte NCS.

Il sistema Federal Standard

Introduzione

Questo sistema viene usato delle Forze Armate americane per la definizione delle tinte da esse impiegate. E’ anche diventato lo standard de facto in altre aree, in particolare nel modellismo statico militare. Per via della sua diffusione, e perché comprende molte tinte che possono tornare utili anche in ambito ferroviario, si fornisce qui una sintesi del Federal Standard (solitamente abbreviato in FS).

Le origini del sistema

Il nome ufficiale è: Federal Standard 595B - Colors Used in Government Procurement (=Colori utilizzati per le forniture governative) e trae origine dalla necessità, emersa durante la II GM, di avere delle specifiche di colore sufficientemente esatte da consentire a fornitori diversi di produrre tinte identiche. La soluzione allora adottata fu l’assegnazione di un codice numerico a 4 cifre a ciascun specifico colore utilizzato, stampato sul raccoglitore con i campioni di colore che veniva distribuito ai vari fornitori. In tal modo ciascuno di questi aveva un riferimento esatto per la riproduzione della tinta voluta. Il sistema fu designato TT-C-595 "Colors for Ready-Mixed Paint”, comprendeva 358 tinte e si rivelò funzionale. Da allora ha avuto ampia applicazione, diventando lo standard per le Forze Armate USA e rimanendolo, nonostante la messa a punto di nuovi sistemi più moderni e completi.

Gli aggiornamenti e le revisioni

Il Federal Standard ovviamente ha avuto numerosi aggiornamenti e revisioni, delle quali le più importanti sono:

La nomenclatura del FS 595B

Una peculiarità del FS è che i colori non hanno nomi ufficiali (come nel RAL), ma solo il codice a 5 cifre, in cui la 1a cifra indica la finitura della vernice, la 2a cifra indica il gruppo di colori (concetto analogo al RAL) e le 3 cifre restanti indicano l’intensità del colore (valori bassi=più chiaro; valori alti=più scuro).
I valori attributi alla 1a cifra sono:
1 = lucido
2 = satinato
3 = opaco

I valori attributi alla 2a cifra sono:
0 = marrone
1 = rosso
2 = arancio
3 = giallo
4 = verde
5 = blu
6 = grigio
7 = altri (bianco, nero, viola, metallici)
8 = fluorescenti.

Quindi il FS 35526 è un blu opaco chiaro, mentre il FS 25526 sarebbe la stessa tinta in versione satinata.
Analogamente al RAL ci sono “buchi” nella sequenza dei codici, dovuti alle revisioni (rimozione/aggiunta di colori): si tratta, pertanto, di una raccolta di colori, non di un sistema completo. Per tale ragione non è possibile riferire esattamente una tinta FS ad altri colori esistenti. Tuttavia, ai fini pratici del modellista il FS è sufficientemente ampio da fornire corrispondenze più che accettabili per la maggior parte delle tinte.