i colori originali di un veicolo: fonti

Introduzione

Per stabilire la livrea originale di un veicolo ci sono svariate possibilità, tuttavia bisogna procedere con cautela, perché quella che a prima vista sembra una fonte attendibile non è detto che riporti informazioni autentiche. E più si procede a ritroso nel tempo, più l'impresa diventa difficile: le locomotive a vapore, in qualità di "veicoli ferroviari più studiati", offrono un eccellente esempio della difficoltà di poter stabilire con certezza quali fossero i colori effettivamente applicati, delle fonti cui si può attingere e dei rispettivi vantaggi e svantaggi.

Locomotive ancora esistenti

La situazione ideale sarebbe, ovviamente, avere una locomotiva conservata allo stato d’origine. Tuttavia è un caso molto raro e, quando si verifica, è importante sapere in quale data è stata applicata la livrea per non trarne conclusioni inesatte, visto che comunque queste macchine vengono sottoposte a restauri. Se in tempi recenti ci sono stati degli eccellenti restauri “filologici”, ci sono stati anche casi di livree di pura fantasia: ad esempio la BR 03 002 del Museo Ferroviario di Prora è stata verniciata in un rosso vinaccia mai usato in servizio e quindi non può certo essere considerata una fonte “attendibile”!
Nonostante ciò i restauri sono importanti, perché vi è la possibilità che la vernice originale giaccia sotto gli strati delle verniciature successive e, rimuovendo con delicatezza queste ultime, si possa riportarla alla luce. Un esempio è la scoperta, durante il suo restauro da parte della DGEG (Società Tedesca per la Storia della Ferrovia), che la 01 008 era originariamente verniciata… in verde!!
Anche in tali casi è bene però essere prudenti, perché i colori, con gli anni sono soggetti ad invecchiamento, sbiadimento, scurimento, cambio di tonalità.
Inoltre l’uso di detergenti può modificare il colore…
La stessa cautela va usata in caso di ritrovamento delle tabelle con i campioni di colore: solo la formula originale della vernice potrebbe fornire risultati definitivi, ma al giorno d’oggi è pressoché impossibile ricostruirla o ritrovare gli ingredienti originali. Infine, quand’anche si stabilisse senza dubbio l’esatto colore di una data macchina, non è detto che quello stesso colore sia stato usato per tutte le macchine di un gruppo e/o di una Amministrazione. Infatti, nel corso degli anni possono variare sia le sfumature di colore adottate, sia i fornitori, con inevitabili, leggere, differenze. In particolare, prima dell’introduzione dei sistemi “universali” (RAL, Federal Standard, Pantone) differenze anche significative erano pressoché inevitabili.
E nonostante ciò, necessità di risparmio e/o bassi stock di una certa tinta determinano differenti toni di uno stesso colore: ad esempio nella ex-DR della DDR, era normale procedere alla riverniciatura “allungando” la tinta con bianco, nero o altri colori disponibili al momento, con buona pace dei riferimenti RAL.

Documenti ufficiali

I documenti ufficiali di un’Amministrazione riportano le tinte da utilizzare e le modalità della loro applicazione. Parimenti anche le fabbriche utilizzavano propri schemi di verniciatura. Queste norme sono un’importante fonte di informazione, ma presentano un punto debole perché non vi è certezza di una loro puntuale applicazione. Succedeva frequentemente che interi gruppi, o parte di essi, presentassero variazioni rispetto alle norme ufficiali per ragioni di servizio o per carenza di una tinta presso la specifica officina. Un esempio è rappresentato dalla livrea delle locomotive elettriche DRG degli anni ’30: nei documenti ufficiali disponibili fino a non molto tempo fa, si prevedeva il verde per il telaio. Tuttavia tutte le altre fonti concordano sul fatto che il telaio fosse verniciato in nero! Solo di recente sono stati ritrovati documenti che confermano tale tinta. Così, in pratica, di locomotive con il telaio in verde ve ne sono state pochissime, ammesso che ve ne siano state! Un altro esempio è la verniciatura mimetica prescritta a partire dal 1944: è stata applicata a pochissimi rotabili.

Modelli museali/treni-modello

Per decenni, a partire dalla fine del XIX secolo, operai ed apprendisti nelle officine di manutenzione o nelle fabbriche di locomotive hanno realizzato modelli in scala 1:10 degli originali. Il fatto che questi modelli riproducano meticolosamente l’originale, e la disponibilità in officina/in fabbrica dei colori autentici, fanno ritenere che per la maggior parte si tratti di riproduzioni fedeli anche dal punto di vista della livrea. Tuttavia ve ne sono alcuni che riproducono locomotive con nomi di fantasia il che fa sospettare che in tali casi anche le livree possano essere di fantasia.
Ovviamente, la disponibilità di più modelli di una stessa Amministrazione offre un ottimo riscontro della realtà, come testimoniato dai modelli delle locomotive bavaresi. Più problematica è la situazione in cui si hanno pochi modelli (o uno solo) di una locomotiva in una data livrea: è il caso del modello in livrea verde di una E 17 DRG del Museo dei Trasporti di Norimberga. Poiché non è stato possibile reperire altre fonti, dedurre da questo unico modello che la livrea verde fosse quella usualmente applicata alle locomotive elettriche DRG è un’ipotesi azzardata. Si consideri, inoltre, che anche nei modelli in sala 1:10 non tutti i dettagli sono riprodotti esattamente come nell’originale: in particolare, bordi e cornici sino verosimilmente più larghi di quanto dovrebbero essere.
L’anno di costruzione del modello è un utile elemento: il modello della “Adler” realizzato nel 1935 è infatti fedele alle ricostruzione (condotta sui piani originali, del 1835) di questa locomotiva, ma lascia ampi dubbi riguardo alla livrea, perché questa dipende dall’accuratezza della ricerca tra le fonti... Per questa ragione molti modelli riprodotti dall’industria dei treni elettrici vanno presi con le molle! Ad esempio, negli anni ’80 sono stati prodotti modelli di locomotive elettriche DRG in livrea grigioazzurro, che è stato dimostrato essere un falso.
Oggi, fortunatamente, le ditte prestano più attenzione a questo aspetto e mediamente i modelli sono più fedeli agli originali.

Fotografie

Purtroppo di molti veicoli ferroviari non sono più disponibili né gli originali, né i modelli coevi, per cui le fotografie rappresentano la sola possibilità di avere un’idea della loro estetica originale. Le prime foto a colori di veicoli ferroviari risalgono agli anni ’30, ma per la maggior parte dei rotabili, specie quelli più datati, sono disponibili solo fotografie in B/N e da queste è molto difficile risalire ai colori originali.

Cautele nella valutazione delle foto

Prima di tutto la “resa” dei colori, sia nel B/N, sia nelle foto a colori, viene influenzata dalle condizioni di luce (artificiale o ambientale), dalla qualità e dal tipo della pellicola (c’è una bella differenza fra una pellicola degli anni ’30, una degli anni ’60 ed una attuale) e dall’eventuale filtro utilizzato (in B/N). Insomma, bisogna procedere con cautela per evitare di giungere a false conclusioni, perché alcuni colori nelle foto in B/N risultano più chiari (es. verde) o più scuri (es. rosso) di quanto non siano in realtà e per le foto a colori d’epoca bisogna considerare anche l’eventuale alterazione del colore. Nonostante ciò, le foto sono una fonte importante di informazioni: ad esempio, anche nelle immagini in B/N è possibile stabilire delle nette differenze di colorazione e distinguere fra toni chiari e scuri. Questo, incrociato con altre fonti, può consentire di formulare ragionevoli e credibili ipotesi sulla livrea del veicolo.

Le foto ufficiali

Un gran numero di foto d’epoca in B/N, e spesso le sole disponibili, ritrae le macchine “in posa”, tipicamente al momento della consegna del primo esemplare o fresche di revisione in deposito. Qui bisogna distinguere due casi: livree relativamente chiare (verde) e livree scure (nero). Nel primo caso si ricorreva alla sovraesposizione, in modo da rendere più visibile il dettaglio della macchina. Nel secondo, per ottenere lo stesso risultato, spesso si ricorreva alla “livrea fotografica” (un grigio-chiaro ad alto contrasto), temporanea e facile da rimuovere che talvolta veniva applicata, per ragioni di costo, solo sul lato che doveva essere fotografato! In altri casi, semplicemente si fotografava la macchina ancora con una mano di fondo chiaro, applicato anche a ruote e cilindri per renderli più visibili. Ma le situazioni erano le più varie, compresi i casi in cui le locomotive venivano presentate con parti pre-verniciate in fabbrica e quindi la livrea riprodotta in foto è corretta solo in parte! Anche le foto di fabbrica richiedono cautela, perché spesso si trattava di verniciature temporanee speciali, intese a rendere la locomotiva esteticamente più gradevole ed appariscente, per la pubblicazione sui cataloghi aziendali o su quelli delle Esposizioni (all’epoca non c’era il foto-ritocco elettronico!). Chiari indizi di una livrea fotografica sono:

Con il miglioramento della qualità delle pellicole e delle attrezzature fotografiche, a partire dai tardi anni ’20 le foto di macchine in servizio diventeranno più comuni, in Germania grazie specialmente al grande fotografo ferroviario Carl Bellingrodt. In tal caso la livrea è quella applicata di norma ed è comunque ben documentata.

Cartoline ricolorate

In tempi in cui le foto erano solo in B/N c’erano svariate ragioni per ricolorare le fotografie delle cartoline. In particolare le cartoline a fini turistici o pubblicitari e le foto per i cataloghi e cartelloni venivano ricolorate in maniera più o meno accurata. Come regola, i colori venivano decisi da colui che ricolorava, pertanto le cartoline vanno considerate come fonti da trattare con cautela. Se, ad esempio, in primo piano c’erano un edificio od un paesaggio, nelle cartoline pesantemente ricolorate le locomotive di solito venivano colorate in nero. Se invece è la ferrovia al centro dell’attenzione la situazione era differente, ma questo non significa che i colori fossero quelli giusti. Un esempio lampante è una cartolina ricolorata in cui una locomotiva del Baden è blu, ritenuta per lungo tempo la prova che questa tinta veniva applicata, ma ora ritenuta dai più un falso.

Letteratura, testimoni oculari e altre fonti

Oltre a quelle fin qui discusse, ci sono altre possibili fonti riguardo alle livree: testimoni oculari, articoli contemporanei, ritagli di giornale, pubblicità, romanzi, dipinti, siti web e letteratura specializzata. E’ sempre estremamente importante, quando le fonti sono molte, effettuare le opportune verifiche, perché non è infrequente che un’affermazione sbagliata venga ripresa acriticamente da altri e riportata tale e quale. Ed internet amplifica enormemente questo rischio.
Curiosamente, poi, spesso delle pubblicazioni che a prima occhiata sembrano non rivestire alcun interesse, forniscono invece delle sorprendenti informazioni. Ad esempio, un articolo del 1925 sulla Mostra dei Trasporti tenutasi quell’anno a Monaco ha fornito utili informazione per chiarire la questione sull’uso della livrea marrone nelle locomotive elettriche. Pertanto ogni ricerca è importante, in quanto consente di validare o smentire le informazioni disponibili sino a quel momento. Per questo non bisogna mai dare nulla per scontato e cercare, cercare e verificare, incrociando le fonti e formulando ipotesi ragionevoli, quando non è possibile altrimenti perché le informazioni sono troppo scarse e/o incoerenti.