livree - concetti generali

Introduzione: le funzioni della livrea

Quest'Area del sito è dedicata ad un tema pieno di incertezze, per le ragioni più avanti illustrate. L'intenzione è di aiutare (per quanto possibile) gli appassionati ad avere le idee un po' più chiare  in merito, iniziando da un breve e necessario excursus dei concetti alla base delle livree dei veicoli ferroviari.
La livrea, ovverosia la verniciatura secondo uno specifico schema di coloritura, in sé e per sé non influisce sull’uso di un veicolo ferroviario, che è perfettamente idoneo al suo compito anche se questa non viene applicata. Tuttavia la verniciatura ha almeno un paio di funzioni significative:
  1) proteggere il veicolo dagli agenti atmosferici e dai danni da questi provocati
    (es. arrugginimento)
  2) rendere il veicolo esteticamente più gradevole

Tuttavia, verniciatura e manutenzione di un veicolo richiedono tempo, denaro e... peso. Pertanto, ogniqualvolta si sono rese possibili soluzioni diverse si è tentato di risolvere il problema. La messa a punto dell'acciaio inox sembrava una soluzione ideale e già negli anni '30 in USA furono realizzate carrozze con questo materiale. Su questa falsariga la Piaggio - ricorrendo in parte ai brevetti americani - realizzò le carrozze Tipo 1939, con esito estetico piuttosto discutibile e che rimasero un prototipo, anche a causa della guerra. Dopo la guerra, in Europa l'applicazione più significativa e più nota sono le varie serie delle carrozze “Mistral” SNCF per i servizi TEE e le “Silberlinge” DB per servizi vicinali. Ma per quanto attraente sulla carta (basti pensare alla semplificazione delle manutenzioni), l’esperienza ha dimostrato che l’uso quotidiano crea sulle carrozze inox una patina che dà a tali veicoli un aspetto dimesso e trascurato, in contrasto alla funzione 2) sopra citata.
Così, a tutt'oggi si ricorre alla verniciatura (spesso sostituita dalla pellicolatura), anche se raggiungere l’obiettivo 2) richiede una scelta accurata dei colori, che è condizionata da varie considerazioni.

L’evoluzione delle livree: cenni

Agli inizi della ferrovia, e fino ai primi anni del ‘900, si prestò particolare cura all’estetica dei veicoli, a scapito della praticità di manutenzione: per rendere più gradevole l’aspetto del rotabile si ricorreva a livree multicolore e si usavano abbondantemente elementi decorativi.
Caratteristico di quel periodo - e tipico delle ferrovie tedesche - era il ricorso a fasce piuttosto sottili che bordavano, seguendone i contorni, un elemento costruttivo, tipicamente pannelli laterali (cabina, tender, fiancate delle carrozze) e reggiature (caldaia). Queste fasce erano di un colore (quasi sempre nero, talvolta rosso o giallo) che staccava dal colore base della livrea (all’epoca nelle locomotive quasi sempre verde). Era frequente l’applicazione alle fasce di una sottilissima bordatura (con un colore a contrasto, di solito bianco, giallo o rosso) per accentuare il distacco cromatico. Spesso veniva poi applicata una “cornice” interna, di larghezza minore e talvolta di colore diverso. Esigenze di semplificazione manutentiva determinarono una rapida riduzione dell’uso della bordatura a partire dall’inizio del ‘900 e questa sparì quasi del tutto subito dopo la I GM.
La pratica determinò anche la scelta dei colori: con le macchine a vapore si doveva necessariamente tener conto dello sporco generato dalla combustione del carbone, oltre al resto. Per questo motivo i colori più utilizzati per le carrozze furono il verde scuro ed il marrone, che “resistono” meglio allo sporco ed alla fuliggine. Non è un caso se questi due colori (in varie sfumature) hanno dominato il parco rotabili europeo fino agli anni ’60, ovvero finché le vaporiere trovarono un significativo impiego. Per queste ultime agli inizi e per molto tempo si è utilizzato il verde, ma, per ragioni simili a quelle delle carrozze, si è progressivamente affermato il nero in pressoché tutte le Amministrazioni, tanto che fra I e II GM è diventato IL colore delle macchine a vapore.
Livree cromaticamente più accattivanti sono state utilizzate da allora (e fino a tempi piuttosoto recenti) solo per distinguere i veicoli usati per servizi particolari, solitamente (ma non solo) i treni di maggior prestigio: si pensi ai veicoli CIWL, al Rheingold, agli SVT degli anni '30, ai TEE, etc.

La scelta dei colori per una livrea: criteri

Nella scelta della livrea vi sono molti criteri che possono essere presi in considerazione, ma i 4 più importanti sono i seguenti:
- impiego del veicolo
- forma del veicolo
- tipo e tono del colore
- aree del veicolo su cui applicare il colore
Il risultato finale è differente in funzione del peso relativo di ciascun criterio.

Impiego del veicolo
Per molti decenni l’impiego previsto è stato il criterio più importante nella scelta di una particolare livrea. Come già detto, i vincoli determinati dalla trazione a vapore hanno orientato le scelte del colore, portando ad una sostanziale omogeneità di livree in Amministrazioni diverse, riservando livree più “allegre” ed accattivanti ai treni di maggior prestigio e/o ritenuti innovativi.
Importante per il modellista è il caso particolare rappresentato dalle esposizioni tenutesi a cavallo fra la fine del XIX secolo e la I GM: per presentare le macchine “al meglio” si ricorreva a schemi di verniciatura diversi da quelli ordinari. Un classico esempio sono le spettacolari verniciature speciali (ocra, blu, etc.) applicate dalle ferrovie bavaresi alle vaporiere presentate alle varie esposizioni. Questo approccio fu ripreso dalla DR nel secondo dopoguerra, quando per la presentazione di nuove macchine alla Fiera di Lipsia queste ricevevano livree speciali. Tratto comune a queste livree è che venivano rimosse al termine dell’evento: quindi le macchine non hanno mai circolato con tali colorazioni.

Forma del veicolo
La verniciatura è in grado di enfatizzare o, al contrario, attenuare, l’impatto estetico delle linee del veicolo. Una determinata livrea è quindi in grado di alterare la percezione estetica del veicolo, rendendolo più o meno gradevole all’osservatore. Un famoso esempio è il TEE VT 11.5 della DB, il cui “muso”, enfatizzato dalla livrea, divenne una sorta di “marchio” della giovane DB.
Un altro esempio, è il ricorso a fasce di colore che percorrono un veicolo facendolo percepire come più “lungo” di quanto sia. Vi sono numerosi esempi, sin dagli anni ’20, di questo “trucco”.
D’altro canto una livrea non concepita tenendo conto della forma, di solito porta a risultati insoddisfacenti: i veicoli vengono percepiti come troppo colorati o poco gradevoli. Un esempio è la colorazione in “Rosso Orientale” applicata a tutte le locomotive DB a partire dal 1987, che ha trasformato le BR 110 (ex E 10) – una volta l’orgoglio della DB, con la loro elegante livrea blu – e le BR 120 in livrea TEE, in grossi e anonimi "scatoloni" su rotaie.

Tipo e tono del colore
Il colore può comunque essere usato a prescindere dalla forma del veicolo e si deve tener conto delle varie possibilità…

Nella pratica, tuttavia, nella maggior parte dei casi si sono applicati 1 o 2 colori accompagnati di solito da un colore ”neutro” (nero, grigio, argento, bianco). Quando si ricorre a 2 colori, questi possono essere o di una stessa famiglia, oppure contrastanti (come nella livrea TEE). Nella scelta si deve anche tener conto di elementi oggettivi, quali: disponibilità della tinta, durata, resistenza alla luce, lavabilità.

Ripartizione del colore
Una volta scelto il colore (o i colori) resta ancora la questione relativa a come applicarlo al veicolo. Il ricorso a strisce/fasce per “snellire” il veicolo e l’uso degli elementi decorativi nel passato illustrano le ampie possibilità in tal senso. Gli schemi di mimetizzazione o le livree “graffiti” di alcuni treni turistici, possono essere considerati esempi estremi in questo campo. Comunque, nel passato per la maggior parte dei veicoli ci si è limitati ad usare linee ben definite e colori ben separati.

La livrea come strumento di identificazione

Indicatore di classe

In particolare nell’Epoca I era diffuso il ricorso ad un codice-colore per identificare le classi. Un tipico esempio lo fornisce la Prussia, dove erano verdi le carrozze di 1a e 2a classe, marroni quelle di 3a classe ed i bagagliai, grigie quelle di 4a classe.

Indicatore del tipo di servizio

Un esempio è il concetto di livrea applicato alle proprie carrozze dalla DB a partire dal 1986: su una base uniforme in grigio chiaro veniva applicata una banda cromatica bicolore che distingueva il tipo di servizio (rosso/violetto=IC/EC; blu/azzurro=Interregionali; turchese/verde chiaro=Regionali; Arancio/giallo= Sub- urbani). Con la creazione della DB AG si è semplificato il concetto:  vengono usati esclusivamente il rosso e il grigio chiaro per tutti i veicoli, ma li si applica in proporzioni differenti a seconda del tipo di servizio. Ad esempio, per tutti i servizi vicinali o per brevi e medie distanze domina il rosso, mentre per i servizi a lunga distanza/alta velocità (ICE, EC, Nachtzug) domina il grigio chiaro.
Va ricordato che di solito anche i veicoli di servizio interni a un'Amministrazione vengono identificati da una livrea ben specifica.

Indicatore di servizi speciali

Si può dire che sin quasi dalle origini per i treni che si distinguevano nettamente dagli altri per una o più caratteristiche si sia ricorsi a livree speciali: tipici esempi i treni reali, la livrea Pullmann e quella CIWL. Livree particolari venivano usate solitamente anche per i convolgi più prestigiosi di un'Amministrazione: si pensi al crema-violetto che caratterizzava il Rheingold e, successivamente, tutti i treni rapidi della DRG (sia le varie automotrici, sia lo Henschel-Wegmann), o ai "Treni blu" DB degli anni '50.